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Gocciadime
Intrecci di Pensieri e Parole
12 settembre 2008
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Conosci il mio respiro.

Sai che può infonderti calore in un minuto e gelarti in un secondo.

Ma tu non hai paura.
O forse un po’ ne hai ma corri il rischio.

Perché con me ogni giorno è un’altalena e tu lo sai.

E se mi spingi un po’ ti chiederò di continuare per ore.
E se mi spingi piano vorrò che spingi forte, con determinazione.
E se mi spingi forte vorrò che spingi piano, con dolcezza.

Perché il sole piove sempre dentro me.
E tu non puoi comprendere il mio ossimorico dubbio.




 
Sarà pioggia asciutta ad innaffiarti o raggi bagnati a riscaldarti?






Gocciadime.




permalink | inviato da gocciadime il 12/9/2008 alle 8:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (33) | Versione per la stampa
25 agosto 2008
Di getto.
Credi di conoscermi, vero? Ti sbagli.
Dovresti toccare con le dita il corpo nudo dei miei pensieri, stringerli con forza e sentire che forma hanno i miei sogni. Avresti solo una vaga idea dell’infinitamente intraducibile che c’è in me. Saresti avvolto da un alone di smarrimento mescolato a confusione e sgomento.
Tu che sei abituato a dare un nome a tutto ciò che ti circonda, non sei ancora stanco delle etichette? Butta via quell’ odioso pennarello indelebile.
Credi che tutto sia classificabile per ordine, numero e genere. Una come me. Mi spiace ma non rientro in nessuna graduatoria. Non esiste una come me. Ti è sfuggito qualcosa? Te lo spiego io: ognuno è unico nel suo genere ed è irripetibile. Come me. Ma che ne sai di me? Non conosci neanche un millesimo di me. Sai come ho agito ieri, ma non provare ad avere la presunzione di sapere come agirò domani. Cambiare è sinonimo di crescita. Eppure sei abile a sparare sentenze, come un giudice frustrato da chissà quali carenze. Come me. Pronta a farsi in quattro per gli altri? Come me. Audace e determinata eppure tanto insicura e bisognosa di calore umano? Come me. Folle e saggia al contempo e in egual misura? Provi invidia, dì la verità… Tu che la follia non sai neppure cosa sia. Tu che le tue giornate scorrono uguali e monotone scandite solo dal battito di un orologio. Questa è la Vita, non è un ‘equazione algebrica. Non esistono solo norme e regole, non è detto che sia sempre tutto rigorosamente calcolato. Spiacente, ti hanno informato male. Qui due più due non fa sempre quattro, qui gli imprevisti sono imprevedibili, qui le opinioni sono opinabili. Cos’è non ti sta bene? Senti la terra sotto i piedi che trema? Sei turbato? Rilassati.
Ma tu sei rinchiuso in una torre di polistirolo, non te ne rendi conto. Quanto hai impiegato a costruirla? Tutta la tua infanzia? Una vita intera? Chi ti ha insegnato a vedere solo il bianco o solo il nero? Non sai quante sfumature che ti sei perso e quante ancora ne perderai . E smettila di dire “TU non hai capito”. Prova a dire “IO non mi sono spiegato bene”.
Non pensare che le tue idee sono le uniche legittime. Ma tu sei così certo di essere integerrimo… a te non è concesso sbagliare? Bene, ti insegno una cosa che nella tua torre di polistirolo non è mai arrivata : sbagliando s’impara. Non fa parte dei precetti che ti hanno inculcato?
Ora ascolta, distruggi la tua torre… forse sei ancora in tempo… Vuoi provare con il fuoco? Non sai quant’è bello sentire il calore che divampa… non avere più alcun controllo… solo brividi che ti percorrono la schiena ed oltrepassano la pelle. Lo senti? Senti il caldo che inonda? Fa ancora freddo lì dentro? Cosa c’è? Sei scettico ed incredulo nel tuo non provare nulla. Nessun tremito, nessun sussulto, nessun brivido. Te lo spiego io cosa c’è. Non puoi uscire di là. Il polistirolo è ignifugo.




                           



                             Come la tua anima, non s’accenderà .



Gocciadime.



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1 aprile 2008
Uniti Dentro.



Io e Lui.

Lui non è il mio Lui
Lui non è neanche l’Altro.
Lui è Lui.
Sempre stato Lui.
Sempre presente.

Io e Lui
Che dire Amici è sempre stato stretto
Che dire Innamorati calzava un po’ grande.

Io e Lui
Che le parole a volte erano d’impiccio
Che i silenzi erano loquaci più di mille parole.

Io e Lui
Che scrivevamo romanzi con i nostri pensieri liquidi
Che star seduti era un massacro e consumavamo le suole in giro per la città. 


Io 
Con la mia vita e il mio fidanzato 
Lui 
Con la sua vita e la sua fidanzata.


Lui
Che mi faceva il solletico tra la gente
Io
Che non resistevo e mi piegavo in due cadendo a terra.

Lui
Che mi dava morsi  "perché così ti rimane il segno e mi pensi per un pò "
Io
Che non riuscivo ad avercela con Lui neanche quando il livido restava per mesi.

Lui
Che a volte spariva e poi tornava con uno sfacciato "ma che fine hai fatto? "
Io
Che allibivo ma poi era così bello risentirlo. 



                                                                                    Io e Lui  

                         
che la gente un po’ insinuava ed un po’ invidiava.


E poi…



Io
che la vita scorre sempre uguale
Lui
che lavora fuori.

Io
che "quando mi sposo ci vieni? "
Lui
che si lascia con la fidanzata storica.

Io
che mi laureo
Lui
che cambia città. 

                                                                                      Io e Lui 

                                                                            che ci perdiamo. 




                                                                 Anni di silenzio.




Io
Che un giorno gli scrivo “Mi sposo. A settembre. Ci vieni?”
Lui
Che la sua unica risposta fu Stung… svenuto… E con chi?” 





                                                                                Mesi di silenzio.





Lui
Che un giorno mi scrive Mi sposo. A maggio. Ci vieni?”
Io
Che scrivo "Certo " ma la mia risposta legittima sarebbe dovuta essere “E con chi?” 




                                                                 Io e Lui 


                                                          Che risentirci oggi è stato troppo bello 
                                                          Che non ci perdiamo mai in fondo 
                                                          Che Uniti Dentro non era una bugia.




























 Gocciadime.




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14 marzo 2008
Favole? No, grazie.
Non smettere mai di credere ai sogni ti scrivevo. Credi in te ti urlavo.
Dolce Uomo, sono entrata nel tuo cuore con la prepotenza del mio incontenibile sorriso.
Sempre pronto a percepire ogni mio repentino mutamento d’umore, volevi leggermi l’anima ed io te l’ho permesso. Ignara del pericolo che stavo per correre. Una vocina me lo sussurrava non all’orecchio ma al cuore Ti brucerai... Forse hai già il tuo cielo ma rimani sempre una Piccola Stella. Perché forse va davvero così nella vita: ci si avvicina sempre un poco al fuoco anche se freddo non hai, perché non sai resistere a quel tepore che scalda pian pianino il corpo, il cuore e l’ anima. Mi scaldo solo un po’ le manine mi ripetevo cercando quasi di convincermi. Bugie.
Ora lo so. Ora che tu mi chiedi esistono davvero le favole? Ed io non riesco più a dirti credici, fallo sempre, fino in fondo. Ora che il fuoco mi ha bruciato un lembo di cuore ed io non ho alcuna intenzione di riprenderla indietro perché quei colori non saranno più gli stessi. Resterò sempre la tua Fucsia, ma non ci sarà mai quel Noi che per un lungo interminabile attimo abbiamo creduto potesse essere. E adesso piangi ancora le tue lacrime. Piangile tutte adesso. Domani è un nuovo giorno e non dovrà sorprenderti con gli occhi gonfi. E non dirmi più Sei speciale. Non pensarlo.
Ma non vedi? Guardami bene: non sono Biancaneve, sono la Strega cattiva.
Non senti? Ascoltami attentamente: le mie parole non sono dolce melodia ma aridi lamenti.
Non capisci? Le favole esistono e finiscono tutte con E vissero felici e contenti, ma nessuno ci racconta come continuano.
Artefice della Fine. Nessun rimorso, nessun rimpianto.
Piccola Stella ha il suo cielo. Luminoso più che mai. Non è il Principe dei miei Sogni, ma l’Uomo della mia Realtà. Perché non voglio più leggere Favole per un bel po’.



                                                                                                                                                            
                        





 Gocciadime.



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6 marzo 2008
Nothing.
Mani sulla tastiera e dita che si rincorrono.
Son più veloci loro - stavolta - dei miei pensieri.
Mente sopita.
Offuscata.
Come stai? Mi chiedono.
Bene. Rispondo.
Assurda verità.
Tutto intorno a me ora ha i contorni un po’ sfumati.
C’è poca luce dentro.
Cos’è successo?
Niente.
Cerco un interruttore.
Annaspo. Non lo trovo.
Non sopporto la penombra.
Come potrei?
Io che non conosco mezze misure, io che amo sempre i due opposti e con la stessa intensità, io che amo il sole che mi abbraccia con i suoi raggi ed il buio della notte che mi permette brillare.
Sempre io.
Io che a volte è meglio il niente al poco.
O tutto o niente o bianco o nero o sempre o basta .
Perché la mediocrità non la tollero.
Ma...
Quante volte chi si accontenta gode.
Quante volte la mia vita si è tinta di fucsia.
Quante volte ogni tanto fa bene.
Cos’è successo?
Ancora niente.
Nothing.
E allora cerco ancora l’interruttore.
Questa volta lo trovo.
Ed un fascio di luce prepotentemente mi inonda mente e cuore.
Si accende un neon fluorescente ad intermittenza. E’ una scritta ma non riesco a decifrarla.
Respiro affannosa con l’ansia di un bambino che non sa leggere ed ha fretta d’imparare.
Mi avvicino. Ormai non ho paura. 

                       


Ma è sempre il solito niente. 



Gocciadime.




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6 febbraio 2008
Ciao, Maè !|
 

Alcune cose le vivo e sembra che mi siano state cucite su misura.

Abile sarto il destino o chi per lui. Con stoffa preziosa dai colori sgargianti mi ha fasciato un mini vestito che mette in risalto le mie curve. Niente fantasie strane… Sono semplicemente i panni della Maestra. Meravigliosamente maestra. Per la prima volta. 
( I blogger più attenti hanno già letto di questa novità ).
Maestra - dicevo - felicissima di essere dall’ altra parte della cattedra.

Dopo la trepidazione che mi accompagnava durante il primo appello altalenante di “Presente” e “Assente” dai toni monocromi, alcuni  bambini si sono avvicinati con fare timido ed incerto. Sorrisi. Quanti anni hai? Diciannove? Mi chiede la bambina meno timida. Ehm… qualcuno in più. Venti? No. 25.

Eh? Uh! Oh! 25??? Ripetono sbalorditi e quasi scandalizzati facendomi sentire d’un tratto vecchia e al tempo stesso tanto piccola. Ed il ghiaccio si era rotto facilmente. Altro che rotto… PUUUM ! Spaccato in mille pezzi.
Facile passare all’ incantevole Ciao, Maè del giorno dopo. Ciao, Maè?!
Ma non si usa più il pavido ed impacciato Buongiorno Signora Maestra! ?
 


                      





Eh sì: cambiano i tempi, cambiano le mode, cambiano i giochi.
I bambini di oggi hanno tanti stimoli, sono molto acuti, giocano alla Play Station. 
Ma lo sguardo che si colora per ogni cosa nuova ancora c’è.
Ed è stupendo veder nascere lo stupore sui loro visi, vedere le piccole bocche spalancarsi  e credere che questo no, non cambierà.


Gocciadime.


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permalink | inviato da gocciadime il 6/2/2008 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa
14 gennaio 2008
Anche la luna si domanderà quanto ci costa aver scelto di vivere un sogno a metà.


Penso a te.

Ho preparato un Cd di canzoni per te…
Davvero? Che bello… Che canzoni?
Un po’ miste… ma ascolta bene la prima… parla proprio di noi…
Indovina come l’ho chiamato?
Ehm… Cd misto? Varie? Canzoni per te?
No. L’ho chiamato Fucsia. Come te.

Stupore.
Sorriso.
Abbraccio.

Sei l’unico che mi chiama così.
Ed io l’adoro.
Ma adoro tutto di te.

Inserisco il Cd.

L’ascolto una, due, tre volte…
Ancora…

Immaginando l’amore che vuoi troppo distante da quello che hai
In una scatola piena di sogni ti addormenterai.

Sarai nascosto tra mille ricordi e non ti vedrò.
Non posso vederti.
Non ancora.
Non più. 



       
    
 Anche la luna



 si domanderà



 quanto ci costa 



  aver scelto



  di vivere 



  un sogno 



   a
metà
.
    

     
 

  


...E penso alla mia scatola di sogni. 

        
Se aprirla o chiuderla. 
Se svuotarla o riempirla.
Se buttare un sogno per viverne un altro.



Gocciadime.


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permalink | inviato da gocciadime il 14/1/2008 alle 12:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (37) | Versione per la stampa
29 dicembre 2007
Si può arginare il mare?
Testa tra le mani e gomiti sulle ginocchia accese il suo cellulare rosa antico.
Si illuminò di una soffice luce azzurra. Sorridi e la vita ti sorride fu il messaggio di benvenuto che comparse prepotentemente sul display. Sorrise. Ma questa volta la vita non sembrò risponderle all’ istante.

E chiuse a chiave gli occhi come un cassetto segreto. Occhi che avevano imprigionato ogni istante di lui. Ogni sorriso, ogni sguardo, ogni abbraccio.
Travolta da un fiammifero dagli occhi verdi, provava a resistere. Lottava. Ma era come arginare il mare. Strinse forte il suo pensiero tra le dita, e sentì il suo respiro caldo riecheggiarle tra le vertebre.
Puoi sbucciarmi il cuore quanto vuoi, strato dopo strato, ma non spaventarti se colano  sorrisi e sangue asciutto se solo lui mi sfiora la mente e mi accarezza il cuore. Pensava.

Ma lui - il suo lui - non può capire.  Non riesce a leggerle dentro. Ci prova.  La guarda, la scruta. E’ sempre lei. La ragazzina che ha conosciuto tanti anni fa. Sempre lei. Eppure tanto diversa. Acqua che scorre sempre nello stesso verso e  che appare sempre la stessa ma se ci pensi un attimo sai bene che mentre la osservi è già scorsa via.


            


Ed intanto il freddo scendeva. Anestetico naturale. Gelava le arterie ma non il cuore.
E pianse. Pianse come non aveva fatto ancora, con la voce rotta che riproduceva un lamento intraducibile. Pianse perché aveva fallito. Perché arginare il mare non si può. Perché le onde a volte non si lasciano cavalcare. Nascono, s’increspano e muoiono.

Ed incominciò a sentire forte dentro sè  questo mal di (a)mare.



Gocciadime. 





                                Auguro a tutti voi un 2008 speciale.
                          Ricco di amore, di serenità, di pace interiore. 
             



permalink | inviato da gocciadime il 29/12/2007 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (37) | Versione per la stampa
18 dicembre 2007
Soffi di un istante.

Parole ordinate e vuote giocano al massacro con pensieri sparsi centrifugati.
Li sento intrecciarsi, scorrermi dentro, accartocciarsi come foglie d’autunno.
Resto immobile eppure corro su di loro.  Sento che scricchiolano. 
Il silenzio muore.


Mi perdo nuotando nell’ aria di carta e tastiera mentre candele quasi spente da un vento impalpabile come il respiro di un angelo mi illuminano mani e viso, ma non riscaldano pelle e nervi .
Nervi che suonano una melodia di note stordite ed indolenzite. Pelle traforata da mille piccoli aculei. Li sento pungere, bucarmi. Non sono sopra  la pelle. Li sento trapassare, trivellarmi. Sono sotto  la pelle. 



Ed intanto mi sporco di stelle e deliri, di favole e magie ma il mio cuore gonfio non smette di mescolare la realtà ai sogni. Perché i domani sono sempre pieni di ieri. Ma oggi no. Oggi non ce la faccio. Oggi voglio nascondermi nel giardino di corallo in cui né squali né delfini possono raggiungermi. Oggi voglio catturare solo soffi che durano un istante. 





                 
                


Gocciadime.  


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12 dicembre 2007
Noi due.

       Parole intrappolate in grappoli di pensieri.           
Le sento attraversarmi l’anima.


Come un polipo entra facilmente in una gabbia e poi non riesce più a uscirne, tu sei entrata nel mio umile cuore.

Me l’ha scritto lui.

Ma io devo uscire. Non posso continuare ad agitare i miei tentacoli ed adagiarmi sulle pareti del suo caldo cuore. Resto, invece.
Si sta troppo bene lì ed io ci affogo dolcemente. 

  


                  


    Noi due.

Biglie che rotolano maledettamente su un incantevole piano inclinato.


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4 dicembre 2007
Riesci a sentirmi?

Mi vedi? Sono io, quella che non si accontenta. Quella sempre in bilico tra i miei vorrei ma non posso e potrei ma non voglio. Quella a cui dai 10 e vorrebbe 11. Quella che non è mai sazia del tramonto e delle aurore.

E mentre cerco lune riflesse nel pozzo ogni tanto mi sporgo troppo giù. Guardo. Nel profondo. Sento l’eco dei miei sogni. Sono il canto delle sirene per un Ulisse legato con corde sterili di ovatta. Quasi le afferro. E la temperatura è dolce.




                             


Eccomi, sono io. Sono qui. Mordimi l’ anima, falla a brandelli, mastica il buono e il cattivo, assaporane l’ essenza, gusta con ogni papilla l’ agrodolce che è in me. Ingoia forza d'animo e sputa fuori le apparenze. Sono qui. Sminuzza le ipocrisie, frantuma i falsi miti, sbriciola le arroganze.

Non ti basta? Allora bevi pure dai miei occhi, lecca il vapore che esala la mia pelle, annusa l’ odore tra le gambe, ascolta le vibrazioni che produce il mio spirito, percepisci i soffi vitali che raggiungono in un secondo ogni tuo capillare. Li avverti, vero?

Succhia ciò che scorre nelle vene. È un liquido caldo. Bolle. Intenso. Sta’ zitto… goditi il retrogusto acre delle mie gocce dolci come miele e amare come fiele. Respira le mie fibrillazioni.

Cosa c’è? Sei stravolto? Prendi fiato se ne hai bisogno, e poi immergiti nuovamente nei miei aliti di contraddizioni. Sono armi che tagliano solo se non sai usarle.

Riesci a sentirmi?


Gocciadime




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27 novembre 2007
Benvenuto

   



... perchè il miracolo della vita si rinnova ... 

 




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24 ottobre 2007
L'amica di Goccia
Avete presente la vecchia storia delle due amiche? Come no??
Quella  in cui una delle due non rimorchia mai, e sta solo a guardare ed ascoltare l’altra come vive, affetta da una bonaria invidia?
Ecco questa non sono io.
Io sono l’altra .

Succede fin da quando avevamo 15 anni. A lei interessa un ragazzo? Preciso: lui guarda me.
Oggi di anni ne abbiamo 25, io fidanzatissima eppure ancora succede.
Banale e tristissimo come un caffé decaffeinato.

Che problema c’è?

Il problema.
E’ quando guardi la tua amica negli occhi e ti senti un po’ morire.
Quando non puoi gioire come vorresti perché ti senti in colpa.

Inversamente proporzionate. Ce lo disse una volta Caffèalvetro.

In fondo è una definizione che calza.
A cominciare dall’aspetto estetico.
Io: alta, capelli lunghi e curve (Va beh detta così sembro una fica pazzesca, ma lasciatemela credere…)
lei: bassina, capelli corti, poche curve.
Per finire con l’ aspetto caratteriale.
Io: solare ed espansiva
Lei: diciamo che ci mette un po’ per aprirsi ma quando lo fa è così bello.

Il problema.
E’ quando lei si sente nulla ed io più di lei perché mi sento unica responsabile dei suoi insuccessi.
Perché a volte mi sembra di brillare troppo ed offuscare lei. Ed allora certe volte quando conosciamo gente nuova un po’ mi limito per lasciare campo a lei, ma dura poco perché poi la mia natura viene a galla. Sarebbe come arginare il mare ed è impossibile.


Ognuno ha la sua bellezza ed una propria personalità. Però la sua non spicca.
Lei è un ciambellone, mentre tu sei un profitterol mi disse il mio ex “quasi amore” dell’ aula 1.


Il problema.
E’ quando io ignoro sempre ciò che sta per accadere, mentre lei lo capta ancora prima.









Ed intanto il mare sbatte le sue onde
 ed io, piccola goccia,
mi lascio navigare.
























PS: prossimamente su questi schermi una nuova puntata del MIO REALITY  ricca di colpi di scena.
Da non perdere.
La sottoscritta chiede venia per il cambiamento di palinsesto per sopraggiunti avvenimenti.
Mi scuso per i disagi.
;)

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permalink | inviato da gocciadime il 24/10/2007 alle 23:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
15 ottobre 2007
E vivo così.

  

E vivo così, cosa dire.

Le cose io non riesco proprio a farmele scivolare addosso, ma le vivo così, ci sguazzo dentro…

Da pellenervistomaco, per citare un’espressione sua, che mi rispecchia totalmente.

E così mi lascio travolgere da questa nuova “cosa” che sento.

A volte mi chiedo se sia giusto così, la cosa è un po’ controproducente: il rischio di una bella sofferenza con i fiocchi c’è - è sempre in agguato - ma chissenefrega...

Non posso precludermi qualcosa per paura del poi. Devo viverla, come ho sempre fatto.

Sarebbe come avere una Ferrari e tenerla in garage per paura che si rovini...

Una volta mi è capitato. No, non con una Ferrari, ovviamente.

Avevo circa 10 anni - suppongo - perché frequentavo la quinta classe elementare.
Una mia compagna mi regalò un portafogli. Che diavolo di regalo è a 10 anni? Non avevo manco un euro  (ops!)  una lira da metterci dentro… e così pensai di conservarlo per quando fossi cresciuta.
 E passò uno, due, tre anni… e finalmente in terza media me ne ricordai.
Lo presi dal primo cassetto del comò, ancora avvolto in un grazioso pacchetto, un pochino emozionata e… che delusione! Non posso mica usare questo portafogli da bambina, ormai sono grande, sarei ridicola con questo fiocchetto rosa…

E da allora la lezione l’ho imparata. Non voglio più avere paura di vivere le mie cose.

Me le prendo, me le vivo. Così.

29 settembre 2007
Stamattina finalmente mi sono decisa
 Avevo rimandato da troppo tempo cercando le scuse più banali ed improbabili del tipo  oggi no, ho da studiare – e poi non aprivo mezzo libro – oppure  oggi?! naaa, ho un gran mal di testa…
Ed i giorni passavano e senza accorgermene stava arrivando ottobre e poco c’è mancato che mi trovasse impreparata.

Infatti – complice il sole che nella mia città fortunatamente ancora splende – aprendo i miei armadi ciò che sbucava fuori erano ancora canottiere estive, magliette a mezze maniche, e… (quasi mi vergogno!!!) teli da mare e costumi!

Premetto che ho sempre amato fare il cambio degli armadi. Sempre. Anticipo, quindi, che il mio rimandare non era dovuto a noia o pigrizia.
Da bambina che emozione provare e riprovare come mi stavano quei vestitini che non avevo indossato per tanto tempo rinchiusi nell’ armadio di mamma e che quasi avevo dimenticato…
E crescendo le cose non sono poi cambiate tanto, ad eccezione che prima non avevo molto spazio per i panni del cambio stagione e li portavo appunto nella camera di mamma, mentre ora di spazio ne ho fin troppo perché le mie sorelle si sono sposate e quindi ho ben due camere a disposizione!!
Ma non è neanche questo il motivo.

Il motivo, quello vero, l’ho scoperto pian pianino mentre svuotavo cassetti, armadi ed armadietti: paura.

Paura di rendermi conto che l’estate è arrivata e se n’è andata senza darmi il tempo di viverla: costumi indossati solo poche volte, canottiere nuove mai indossate ancora con l’etichetta, gonne mai messe perché oggi fa freddo/ oggi non ho la ceretta pronta/ oggi mi vedo sportiva.
Paura di constatare che più della metà di quei panni non li ho indossati e così come sono stati piegati e chiusi nell’ultimo cassetto per tutta l’estate così li avrei riposti e chiusi in una scatola.
Paura di capire quanto sono cambiata, dentro e fuori, perché quei panni mai indossati sono quei panni che forse non indosserò più: abiti nei quali non mi riconosco più, gonne troppo mini nelle quali mi sento ridicola, canottiere troppo strette o scollate, oppure magliette troppo da ragazzina, colori che non sono riuscita a mettere addosso.

Ma stamattina sono stata forte.
 Dopo aver raccolto tutta la forza e la grinta che conservo come serbatoio per i miei momenti no, ho fatto un bel respiro, musica buona per compagnia, e… vai goccia datti da fare!

E mentre piegavo con cura quei panni per riporli nelle scatole sentivo che ogni abito, indossato o no, parlava un po’ di me, dei miei umori, delle mie allegrie, dei miei malesseri. Ma di una ME che non è più.

La cosa interessante è che dopo un primo attimo di smarrimento – lungo, peraltro!! – in cui l’unica cosa che avevo voglia di fare era piangere come una bimba , ho capito:
si cambia, inevitabilmente.

E adesso voglio credere che sia bello così ... perchè cambiare è sinonimo di crescita.
Domani poi non so.
                 ...Ma almeno stasera ho qualcosa da mettere per uscire!!!

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4 settembre 2007
Bambino del 2000
Mio nipote è un meraviglioso bambino di 7 anni: biondo, occhi azzurri, vivace, dolce, affettuoso ma... come tutti i bambini degni di esser chiamati tali ha anche lui un difettuccio. No, non si scaccola il naso in pubblico (va beh tranne qualche volta), non litiga col fratellino, non dice bugie...
Il problema è che lui - bambino del 2000 in piena regola - ha il vizio di... cliccare.
Mi spiego meglio. Lui non preme il dentifricio per metterlo sullo spazzolino, lo clicca.
Non fa zapping col telecomando, ma clicca i canali.
Così come clicca - ovviamente -  i tasti del telefono.
E per scattare una foto? Semplice: basta cliccare il pulsante!
Devi aprire la porta? Clicca la maniglia! Devi entrare in macchina? Clicca la portiera, ma ricordati di cliccare poi la sicura. E non si cliccano i finestrini!!  
E udite udite... "Zia, guarda come clicco l' occhio?" intendendo il nostro inflazionatissimo occhiolino!
Le cose che normalmente lui clicca sarebbero infinite e comprendono tutte quelle cose che comunemente sono rette dai verbi di uso comune del tipo premere, scattare, aprire, digitare, chiudere et similia.
E pensare che io alla sua età non sapevo neanche che si potesse cliccare un topo...

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permalink | inviato da gocciadime il 4/9/2007 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
31 agosto 2007
E TU SEI FELICE?
Dal  Vocabolario della lingua italiana Nicola Zingarelli
felicità: condizione, stato di chi è pienamente appagato nei suoi desideri.


E all' improvviso l'illuminazione...
Ecco l' origine di quella strana ed indefinibile cosetta che ho dentro a volte, e che non mi fa esplodere di felicità anche quando tutto in realtà sembra andare per il giusto verso: sono i miei desideri sempre troppo grandi. Quand' ero piccola - o meglio adolescente - riempivo il diario di scuola con frasi del tipo Punta sempre alla luna, se ti andrà male avrai pur sempre conquistato una stella e alla fine forse son cresciuta con quella convinzione.

OGGI capisco invece quanto sia importante non desiderare troppo.
Non voglio più puntare alla luna. Al massimo dev'essere lei a puntare ME!






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permalink | inviato da gocciadime il 31/8/2007 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa
21 agosto 2007
L'impresa non valeva la spesa però...

Partiamo dal fatto che non sono amante di caramelle. Non le ho mai amate particolarmente. Certo ogni tanto quando sono  raffreddatissima - anzi quando  proprio non riesco a respirare nè dal naso nè dalla bocca ed avrei bisogno di almeno due branchie che mi permettono la sopravvivenza - allora cedo volentieri a qualcosa di forte e balsamico del tipo che ti dovrebbero liberare il naso al punto tale da farti sentire ogni più prelibato profumino o... oh no eccchepppuzzaaaaaa!!! Tutto ciò a far solo da preambolo a quanto mi è successo oggi...

Avevo da fare un pò di giri nella mia città tipo banca e cose noiose del genere. Parcheggio. Ovviamente a pagamento... faccio il ticket... quanto metto?? mezz'ora?e se poi c'è gente?va beh abbondiamo...
ORARIO DI INIZIO SOSTA 9.55 - FINE SOSTA 10.55  
Perfetto tanto alle 11.30 ho un altro impegno, e speriamo di farcela... 
e chiudo macchina speriamo che non ci sia troppa gente in coda... e cammino a passi svelti... speriamo non ci sia nessuno... ed entro. Mi guardo intorno e... GULP, funziona... nessuno che aspetta, prendo il numero del turno ma so già che è inutile e toccherà a me... davanti a me il display segna il 32... va beh lo prendo lo stesso, per sicurezza... 33. VABBé lo sapevo. Esco di lì 10.05. emmòcchefaccio'???

IDEA: ho pagato il ticket, non regalo nulla a 'sti ladri bastardi!! quasi quasi ne approfitto per fare un giretto tanto è presto...

E mi ritrovo a girare un pò per i negozietti  lì vicino...che bello... trallallà... e dopo un pò mi ritrovo con 2 buste in mano piena di cosette stupidine della serie uh che carina, uh mi conviene, uh forse mi potrebbe servire . Meglio avviarmi al parcheggio,và. Deposito buste. Guardo l'ora e... ANCORA? Non potevo presentarmi ad un appuntamento con più di mezz'ora d'anticipo... Eppoi ho pagato il ticket, lo devo sfruttare fino all'ultimo minuto. Mò quasi quasi vado al bar!

E fu lì che vidi loro... le caramelle della mia infanzia... - va beh non è che è passato poi molto, ho solo 25 anni - e mi lascio travolgere dai ricordi e dai sapori di quella scioglievolezza deliziosa... ok, le prendo. Pacchetto ad astuccio 1.30€. Mi avvio per l'ultima volta alla macchina tanto fra 2-3 minuti scade non voglio essere così taccagna ed in bocca avevo già l'acquolina... Lentamente sto per aprire il pacchetto ed una signora mi strombazza per chiedermi se stavo per liberare il posto auto. Mi affretto per uscire con l'acquolina stroncata a metà... faccio manovra, esco dal parcheggio,  che traffico... Finalmente apro il pacchetto, a momenti sbavo dall'emozione e... ma che è 'sto colore???mah sarà il caldo. Non saranno mica scadute? Ma nooo...  Leggo sul retro Da consumarsi preferibilmente entro MARZO 2007 . Ah infatti... marzo??? ma che cav...!
Ovviamente non faccio in tempo a razionalizzare la cosa che già faccio inversione...
E brava goccia mò si che l'hai fatta grossa... con 'sto traffico, i parcheggi che non ci sono e.... nooo... un altro ticket no!  

Forse no,  l'impresa non valeva la spesa... o la spesa non valeva l'impresa... ma molto di più!




permalink | inviato da gocciadime il 21/8/2007 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
17 agosto 2007
[pensieri]

...Tatuare un gabbiano sulla pelle
non vuol dire volare liberi nel cielo...




permalink | inviato da gocciadime il 17/8/2007 alle 11:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
12 agosto 2007
AULA 1
Ricordo tutto di quel giorno: prima lezione universitaria.
Percepivo nell'aria  la delicata essenza del fantastico mondo degli adulti ed una sottile paura dell' ignoto. Con abiti scelti con cura il giorno prima ed un'eccitante frenesia tipica di chi compie un viaggio verso mete conosciute solo attraverso depliant misi piede in AULA 1 ovvero quella che sarebbe diventata il palcoscenico principale su cui avrei raccolto applausi e fischi.

Mi guardai attorno...  certo non era proprio come l'avevo immaginata: era piuttosto piccola - non come quelle viste in tivvù - non aveva le sedute a mo' di arena del tipo a gradini dall'alto al basso ma delle sedie (disordinate) con ribaltina, peraltro alcune di legno, alcune rosse, alcune blu. Superfluo aggiungere niente microfoni  ma lo scrivo uguale, fa più effetto.

 E non finiva qui: ragazze acchittate come signore e ragazzi vestiti come quindicenni, provenienti da chissà quale paese dal nome buffo a me sconosciuto.
Tra schiamazzi, risate e silenzi notai LUI. Anzi scelsi lui. Non il classico bel ragazzo ( non alla caffèalvetro* per intenderci *leggasi vecchio post) ma un tipo: aria intelligente ma non sapientona, sorriso caldo ma non da provolone, e negli occhi tanta voglia di scoprire il mondo.
Fu amicizia a prima vista (si può dire, vero?) .  Anni molto belli. Pieni, intensi, vivi. Un legame speciale. Intraducibile a parole. 

 Un giorno il mio ragazzo mi disse  tu lo ami quasi... LUI sembrava incarnare una specie mai esistita del ragazzo perfetto. Gli ripetevo sempre che aveva la sensibilità di una donna e lui un po' si offendeva, un po' non capiva. Sì lo so che non è che solo le donne sono sensibili e bla bla bla ma a volte le parole che cerchi sembra non siano state ancora inventate , e le altre un po' sciupano ciò che senti.  E poi non so dire esattamente cosa sia successo. Tante volte pur essendo lontani riuscivamo a mantenere un filo sospeso, a riprendere da dove ci eravamo interrotti.

 
Le incomprensioni sono così strane sarebbe meglio evitarle, sempre. 
 Così cantava Federico Zampaglione, ma spesso si accumulano con il tempo che passa ed inevitabilmente cambia un po' di noi, con strade diverse che percorri e che non svoltano nella stessa direzione, con orgoglio e sogni a metà ... e ciò che ne esce sono incomprensioni al cubo. Del legame speciale resta qualche frase scritta al posto degli appunti ed una valigia di ricordi che non venderò. Mai. AULA1 : non c'è più nessuno.
E per fortuna c'era quel "Quasi".



permalink | inviato da gocciadime il 12/8/2007 alle 17:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
6 agosto 2007
Via Don Luigi Sturzo
Come tutti i lunedì pomeriggio andrò lì. Accade più o meno da circa 8 mesi. Entrerò nel suo appartamento lussuoso al primo piano, mi saluterà con un caldo sorriso e senza troppi convenevoli mi dirà di stendermi e rilassarmi.
Non riesco a dire no, non voglio... All'improvviso mi infilerà il suo arnese duro e freddo muovendolo su e giù... e poi vibrando... e poi mi rimprovererà
tienila bene aperta...
Ed io non vedo l'ora che finisce per poter scappare via. 
Certo nessuno mi obbliga, ma per il mio bel sorriso dovrò soffrire ancora un pò... 
Che avevate capito, gente maliziosa??
 L' appuntamento in Via Don Luigi Sturzo è con il mio ... anzi la mia... dentista!!



permalink | inviato da gocciadime il 6/8/2007 alle 14:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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Gocciadime.ilcannocchiale.it
è nato il 30 Luglio 2007

***

Non sono e non sarò mai
una donna addomesticabile
(Alda Merini)

***

*DISCLAIMER*

Il presente blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza nessuna periodicità e non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n°62 del 07/03/2001. Alcune immagini pubblicate su Gocciadime.ilcannocchiale.it sono state reperite sul Web e i diritti
d' autore appartengono ai rispettivi proprietari. Chiunque ritenesse danneggiati i propri diritti può contattarmi e chiederne la rimozione.
 Contattatemi al seguente indirizzo
 carelesswhisper@alice.it

***

Se  riesci a non perdere la testa,
quando tutti intorno a te la perdono e ti mettono sotto accusa;

Se riesci ad aver fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
ma a tenere nel giusto conto il loro dubitare;

Se riesci ad aspettare, senza stancarti di aspettare,
o, essendo calunniato, a non rispondere con calunnie
o, essendo odiato, a non abbandonarti all’odio
pur non mostrandoti ne troppo buono ne parlando troppo da saggio;

Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se riesci, incontrando il Successo e la Sconfitta
a trattare questi due impostori allo stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire le verità che tu hai dette,
distorte da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
o vedere le cose per le quali tu hai dato la vita, distrutte
e umilmente, ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;

Se riesci a fare un sol fagotto delle tue vittorie,
e rischiarle in un sol colpo a testa e croce,
e perdere, e ricominciare daccapo
senza dire mai una parola su quello che hai perduto;

Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti, anche dopo molto tempo che non te li senti più,
ed a resistere quando ormai in te non c’è più niente,
tranne la tua volontà che ripete …resisti;

Se riesci a parlare con la canaglia senza perdere la tua onestà,
o a passeggiare con il re senza perdere il senso comune;

Se tanto amici che nemici non possono ferirti;
Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo;
Se riesci a colmare l’inesorabile minuto,
con un momento fatto di sessanta secondi;

Tu hai la terra e tutto ciò che è in essa e quel che più conta…
 …SARAI UN UOMO… figlio mio!

Rudyard Kipling




IL CANNOCCHIALE